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venerdì, 20 novembre 2009

"Obbligo di riservatezza" per la scrittrice Marie NDiaye?

In Francia l’avvio della stagione letteraria di quest’anno ha visto la scrittrice e commediografa franco-senegalese Marie NDiaye vincere il Premio Goncourt da tempo atteso [come prima scrittrice di colore e, più in generale, prima donna dal 1998, nota mia]. Tuttavia da due anni la Ndiaye e famiglia si sono trasferiti a Berlino, principalmente per le scelte politiche del presidente Nicolas Sarkozy. L’anno scorso, la giuria di questo prestigioso premio ha suscitato clamore selezionando come vincitore lo scrittore afgano Atiq Rahimi per il suo romanzo in lingua francese Syngué Sabour [La pietra della pazienza]. La scelta di oggi sarà un’ulteriore opportunità per celebrare le differenze in una società francese in mutamento? O questo momento verrà invece rovinato dalle polemiche?

DW-World spiega:

In un’intervista concessa alla rivista “Inrockuptibles” l’estate scorsa, la Ndiaye ha dichiarato come la decisione di lasciare la Francia per trasferirsi a Berlino fosse dovuta “principalmente a causa di Sarkozy”.

La polemica è cominciata quando Eric Raoult, parlamentare e membro del partito di governo UMP del presidente Sarkozy, ha presentato un’interrogazione al Ministro della cultura rispetto a tali dichiarazioni della NDiaye sul presidente, raccomandando di ricordare alla scrittrice l'“obbligo alla riservatezza” che competerebbe ai vincitori del Premio Goncourt.

Come risposta, l’establishment culturale francese è intervenuto nel dibattito accusandolo di atteggiamenti censori. Bernard Pivot, un membro della giuria del Goncourt, ha accusato Raoult di non saper nulla della scena letteraria.

La NDiaye, nata nel 1967 da madre francese e padre senegalese, ha vinto il premio Goncourt con il romanzo “Trois femmes puissantes” (“Tre donne potenti”), la storia di tre donne che fanno la spola tra la Francia e il Senegal e sulle esperienze infernali dell’emigrazione dall’Africa.

“La storia di questi migranti è stata già raccontata molte volte, ma sarei felice di poter contribuire a farne comprendere meglio il destino,” ha spiegato la Ndiaye.

Cos’ha scatenato le ire di Eric Raoult? Niente meno che un intervista della scrittrice, quando in risposta alla domanda della rivista Les Inrocks: “Sta bene nella Francia di Sarkozy?”, ha dichiarato:

« Je trouve cette France-là monstrueuse. Le fait que nous (avec son compagnon l’écrivain Jean-Yves Cendrey, et leurs trois enfants – ndlr) ayons choisi de vivre à Berlin n’est pas étranger à ça. (…) Je trouve détestable cette atmosphère de flicage, de vulgarité… »

"Trovo questa Francia mostruosa. Il fatto che noi (la Ndiaye, il suo compagno, lo scrittore Jean-Yves Cendrey, e i loro tre figli) abbiamo deciso  di trasferirci a Berlino non è estraneo a questo motivo. (…) Trovo odiosa questa atmosfera piena di volgarità, di atteggiamenti polizieschi…”
 
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Il noto blogger e avvocato Maître Eolas demolisce l’affermazione di Eric Raoult in un post ironico e ben argomentato, assegnandogli alla fine il “Premio Busiris” (“buse” può essere tradotto con “zuccone”).

Innanzitutto corregge un errore grammaticale:

Tout d’abord, et le ministre de la culture et de la communication aura rectifié de lui-même, le devoir de réserve ne peut en tout état de cause être dû aux lauréats mais dû par les lauréats : cette erreur de préposition fait du lauréat le créancier alors que dans la tête du député, il en serait évidemment le débiteur.

"Tanto per cominciare, e il Ministro della Cultura e della Comunicazione l'avrà già corretto da sé, l’obbligo di riservatezza non è dovuto ai vincitori del premio, ma piuttosto dovuto da vincitori del premio: questa preposizione sbagliata fa del vincitore un creditore mentre nella testa del deputato diventa invece un debitore."

E dal punto di vista giuridico? Tra i testi citati, il blogger richiama naturalmente la  Dichiarazione dei Diritti Umani e del Cittadino del 1789 insieme alla Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti Umani. E l’”obbligo di riservatezza” viene tradizionalmente richiesto ai servitori dello Stato?

Le devoir de réserve est souvent invoqué à tort et à travers par des gens qui n’y ont rien compris comme interdisant à un fonctionnaire de s’exprimer, y compris parfois sur des affaires purement privées.

"L’obbligo di riservatezza è spesso invocato a vanvera da persone che non capendone nulla lo utilizzano per proibire a funzionari dello Stato di esprimersi, a volte persino su affari puramente privati."

L’avvocato conclude la sua argomentazione sulla disonestà del deputato, prima di assestargli il colpo di grazia:

Ajoutons à cela qu’en 2005, en tant que maire du Raincy, lors des émeutes de l’automne, il fut le premier à proclamer l’état d’urgence dans sa commune pourtant épargnée par les actes de violence afin de griller la politesse au premier ministre, ce qui montre une certaine tendance à la gesticulation inutile pour attirer l’attention sur lui.

Ce qui établit en même temps le mobile d’opportunité politique, et emporte la décision.

"Aggiungiamo a tutto questo il fatto che nel 2005, quand’era sindaco di Le Raincy, durante le rivolte autunnali nelle banlieues, fu il primo a proclamare lo stato d’emergenza nel suo comune, sebbene risparmiato dalle violenze, pur di anticipare il primo ministro, il che dimostra una certa tendenza ad agitarsi inutilmente pur di attirare l’attenzione su di sé.
Ciò chiarisce al contempo il movente dell’opportunismo politico, e ne spiega la decisione."

Altri blogger hanno usato toni altrettanto aspri.

Su Art contemporain, la peau de l'ours, Philippe Rillon scrive:

Nous comprenons fort bien que le devoir de réserve s’impose à tout serviteur de l’Etat; mais depuis quand la littérature et les auteurs sont ils assimilés aux fonctionnaires avec leurs droits et devoirs?

Nous avions déjà une “Culture administrée”, nous voici maintenant “artistes fonctionnaires” comme si Paris était Berlin-est d’avant la chute du mur…

(…)

Il serait quand même étonnant qu’au lendemain d’une hyper-médiatique commémoration de la chute du mur, ce godillot vienne gâcher le spectacle idylique des dominos qui tombent.

"Comprendiamo bene l’obbligo di riservatezza come regola da imporre a tutti i servitori dello Stato; ma da quand'è che la letteratura e gli scrittori sono assimilati ai funzionari pubblici con gli stessi diritti e doveri?
Abbiamo già avuto una “Cultura amministrata”, eccoci ora agli “artisti di Stato” come se Parigi fosse la Berlino Est prima della caduta del muro…
(…)
Non sarebbe stupefacente se all’indomani dell’ipermediatica commemorazione della caduta del muro questo suo convinto sostenitore rovinasse la visione idilliaca del domino in rovina?"

Nel frattempo Marie Ndiaye, dopo un tentativo di smorzare i toni in un'intervista a Radio Europe 1, che nel trambusto è passata inosservata, ha fatto appello al Ministro francese della Cultura Frédéric Mitterand. Quest’ultimo giudica la polemica “banale” e “ridicola”, e i protagonisti continuano a restare fermi sulle rispettive posizioni.

Articolo tradotto per conto di Global Voices Italia, dall'originale di Suzanne Lehn.

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categorie: cultura, donne, letteratura, polemos
giovedì, 19 novembre 2009

Bondi dice che in Italia il potere è in mano alla magistratura

Bondi dice che in Italia il potere è in mano alla magistratura, ma come si spiega allora la presenza di 92 inquisiti in Parlamento (60 condannati di cui 23 in cassazione) ?

E’ evidente che quella di Bondi è una teoria che ha il fine di presentare il premier come un perseguitato ed aprire la strada all’immunità, abolita nel ’93 e considerata dalla Boniver come un atto di vigliaccheria. Confondendo la vigliaccheria con un sussulto di dignità della classe politica, e lo sdegno della gente per il saccheggio delle casse dello Stato.

Tangentopoli ha avuto i suoi errori, ma i soldi scomparsi, anzi rubati a migliaia di miliardi,  non sono un’invenzione. Il fiume di denaro non è servito al Paese e neppure ai partiti, ma alle correnti dei partiti, alla lotta interna dei capibastone ed ai patrimoni personali di onorevoli avventurieri e, nonostante l’evidenza di tutto ciò, l’immunità parlamentare impediva la persecuzione del reato.

È più che attuale, ad un secolo di distanza, un’affermazione cinica di Giolitti: per i cittadini le leggi si applicano, per gli amici si interpretano, per alcuni si eludono.

Giolitti, figlio del suo tempo e quindi dotato ancora di un senso del pudore antico, non si prefigurava le leggi ad personam.

Mio padre mi ha fatto dono di questa sua riflessione sull'immunità parlamentare, che pubblico volentieri. Per chi fosse interessato a leggere altri interventi su questo filone, tra la politica e la giustizia in Italia, rimando qui. Credo che anche mio padre rifletta un senso del pudore antico: non per moralismo, e non che consideri inutile un minimo di sregolatezza nel sistema, perchè sicuramente anche questo fa parte di quegli animal spirits che danno impulso a un'economia. Con il berlusconismo però non siamo più agli animal spirits, si
amo proprio alla wilderness più sprezzante - e pericolosa.
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categorie: italia, economia, diritti, coordinate galattiche
lunedì, 16 novembre 2009

Per non confondere i Rom con la Romania

I nostri politici dimostrano a volte un chiaro interesse a confondere le idee, e giocando romanisulla superficialità delle persone riescono a mantenere ben saldi certi preconcetti.
Ad esempio c'è la convinzione che Rom  e Romania abbiano una base comune.
Me l'ha fatto notare un amico commentando un recente episodio avvenuto a Padova, nel quale il PD locale ha deciso di fare concorrenza al centrodestra promuovendo una petizione per lo sgombero di un certo campo nomadi.
Non mi interessa ora giudicare questa decisione (che in questo specifico caso può anche avere le sue ragioni); penso però che possa essere utile chiarire la differenza tra i rom e i rumeni, operazione molto facile anche soltanto appoggiandosi a wikipedia e distinguendo tra le due lingue:

-    La lingua romaní o romanes è una lingua indoeuropea parlata oggi dai Rom e dai Sinti (4,6 milioni di parlanti). E’ l'unica lingua indoaria che è parlata quasi esclusivamente in Europa fin dal Medioevo. È una lingua che viene considerata, da una larga parte della comunità dei linguisti, originatasi dal parlato popolare dell'India del Nord, il Prakrit;

-    La lingua rumena o romena è una lingua romanza o neo-latina appartenente al gruppo indoeuropeo.  Nell’area balcanica viene parlata come lingua madre da più di ventisei milioni di persone.

Non c’è dunque nessun collegamento tra i Rom e la Romania, nonostante l’apparente radice in comune.

La presenza dei Rom in Europa pare avere origine da un fenomeno di diaspora che sarebbe avvenuto in comunità nomadi dell’India del Nord diversi secoli fa. Non ne sono certo un esperto (e sono pronto a ricevere consigli di lettura su questo tema) ma indagando su Internet non è difficile trovare dei testi che ci aiutino a capire (*).

mahmud_of_ghazniLa diaspora avrebbe origine nelle imprese del musulmano Mahmud di Ghazna, re afgano della dinastia ghaznavide, il quale intorno all’anno 1000 riuscì a espandere il proprio regno attraverso lunghe campagne militari a spese dei principati indiani dei Rajput, la famosa casta di guerrieri indù.
Si entra in una storia piuttosto complessa, tuttavia pare che le tribù originarie dei Romanì facessero parte delle alte caste guerriere come quelle dei Rajput o dei Kshatriyas. A causa del conflitto, molti di loro furono costretti a fuggire attraverso i passi Khyber e Bolan (**) verso l’Asia Centrale. Esistono storie narrate dai Romanì in cui si racconta che i propri antenati dovettero lasciare la propria terra a causa di un antico grosso conflitto con l’Islam. Ciò trova riscontro in lavori sia nell'ambito della genetica che di tipo culturale e linguistico, per la presenza di vocaboli di origine indiana nel Romanì.
E' del tutto ovvio che questa affascinante questione meriterebbe un'analisi molto più approfondita, questi sono solo alcuni spunti.

(*) Ho trovato ottimi riferimenti qui, pagg.13-14, e qui. Accetto suggerimenti, poiché so veramente poco della diaspora Rom, preferibilmente a partire da testi in italiano. Per una filmografia rinvierei innanzitutto senz’altro a Tony Gatlif e Emir Kusturica.

(**) Si torna sempre qui! Ho trovato un riferimento diretto a Mahmud di Ghazni nella Road to Oxiana di Byron; mi piacerebbe ricostruire qualche collegamento con le indagini di Bruce Chatwin o dei nostri Eugenio Turri o, più recentemente, di Stefano Malatesta.
postato da: galati alle ore 22:04 | link | commenti (13)
categorie: cultura, italia, diritti, informazione, polemos, oriente-occidente
giovedì, 12 novembre 2009

Il lavoro è ancora dell’uomo?


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Lu Guang, Acciaieria nella provincia di Hebei, Cina 2009

Nell’ambito della fotografia documentaristica sul mondo del lavoro, la forza espressiva di alcune immagini di Sebastião Salgado resta ineguagliata. Tuttavia, se gli scatti di Salgado ci descrivono ancora una condizione di umanità, anche quando si tratta di un'umanità discesa agli inferi, le immagini di Lu Guang, primo fotografo cinese vincitore del premio annuale W. Eugene Smith Grant, sembrano provenire da un altro pianeta. Credo di non aver mai visto immagini così agghiaccianti di corpi violati e ambienti divenuti alieni. 
Una parte della serie fotografica si può vedere sul sito della Fondazione W.E.Smith, l'intera raccolta con le didascalie tradotte si può trovare qui. La notizia l’ho appresa qui.

 

1158624018Sebastião Salgado, Miniere d'oro di Serra Pelada, Brasile 1986;
da Workers, Il lavoro dell'uomo, Contrasto

lunedì, 09 novembre 2009

Kristallnacht
9-10 novembre 1938

Il 9 novembre non è soltanto giornata commemorativa della Caduta del Muro di Berlino: oggi si celebra anche la Giornata Internazionale contro il Fascismo e l’Antisemitismo, in ricordo della Notte dei Cristalli. Tra il 9 e il 10 novembre 1938 ebbe infatti luogo il famigerato pogrom condotto contro gli ebrei in tutta la Germania e in Austria, nel corso del quale vennero incendiate sinagoghe, molti ebrei vennero uccisi o deportati, e furono devastati innumerevoli negozi. Viene chiamata così proprio con riferimento alle vetrine dei negozi di proprietà di ebrei distrutte dai nazisti.

Partecipo a questa giornata con una canzone di Mordechaj Gebirtig (Cracovia 1877 - Cracovia 1942), ritenuto il più importante compositore di canzoni yiddish dell’antico mondo askenazita, in una versione di Chava Alberstein, cantante israeliana di analogo valore per quanto riguarda l’interpretazione della canzone yiddish in Israele.

 

Reizele, di M.Gebirtig, nell'interpretazione di C.Alberstein

Non è solo questo il motivo per cui ho pensato a Chava Alberstein: nata in una famiglia polacca costretta ad emigrare in Israele quando aveva 4 anni, la Alberstein si è dedicata a un appassionato recupero dell'antica cultura musicale yiddish. Questo non le ha però impedito di tenere gli occhi aperti sulle politiche condotte dal governo di Israele nei confronti dei palestinesi ed è famosa per aver preso posizione a favore della pace e dell’unità israelo-palestinese.

Israele non è l’unico paese del mondo che ha in larga parte perso il rapporto con la propria cultura fondativa: sono invece convinto che un recupero di certa parte del pensiero tradizionale ebraico aiuterebbe in maniera decisiva la causa della pace.
Penso ad esempio a quanto scriveva
Marek Edelman, uno dei comandanti del Ghetto di Varsavia, recentemente defunto a quasi 90 anni, del quale rimane famosa una lettera inviata ai leader palestinesi nel 2002, nella quale esortava sia il governo israeliano che quello palestinese a “cambiare radicalmente atteggiamento” e a perseguire con maggiore determinazione la causa della pace. Perché la memoria dell’oppressione vissuta sotto il nazismo aiuti a far sì che la presenza in Palestina non significhi a sua volta nuova oppressione di un popolo.

sabato, 07 novembre 2009

Tra psicosi e superficialità, che fare?

In medio stat virtus: per affrontare razionalmente i problemi bisognerebbe essere capaci di mantenere sempre un atteggiamento il più possibile riflessivo ed equilibrato. Nei confronti dell’influenza A, come scrive Umberto Veronesi, esiste una via di mezzo tra la psicosi e la superficialità.

1. Come l’insicurezza e l’ignoranza rendono psicotici, e qualcuno ci marcia

Una società che si fa facilmente preda delle paure è agevole da orientare per un governo capace, coadiuvato peraltro da un sistema di mass media che gestisce le notizie con superficialità o seguendo la logica del ‘business is business’.
L’influenza A è raramente letale sulla base dei dati analizzati a livello mondiale, e U. Veronesi (solo per citare una voce autorevole) ci spiega anche che le peculiarità di quest’influenza sono piuttosto l’elevata contagiosità, con un’incidenza di circa 3,5 volte quella delle normali influenze di stagione, e il fatto che colpisca in particolare la fascia d’età 5-14 anni - anche in forma grave. La vaccinazione sembra peraltro funzionare, dove sperimentata. Il rischio principale di questo virus è una sua eventuale rapida mutazione (come accadde con la Spagnola nel ‘900) rispetto alla quale servono, come scrive Veronesi, “flessibilità e prontezza di reazione”.

I mass media hanno vita facile nel disinformare una società che ama farsi distrarre: sappiamo già che in Italia saranno di più i morti per lavoro e, guardando al resto del mondo, solo per fare due esempi, i morti per tubercolosi sono stati 1.600.000 nel 2004 e quelli per malaria sono stimati in 1 milione di morti all’anno. Ricordo peraltro che tra gli Obiettivi di Sviluppo del Milllennio - che stiamo fallendo -, il sesto obiettivo è proprio Combattere l'HIV/AIDS, la malaria ed altre malattie.

Il video inserito, trovato sul sito web Gapminder, ci aiuta a demolire questo mito mediatico e può forse contribuire a tenere aperta la nostra mente.


imm_blogIl video è disponibile anche su Youtube, ma preferisco riportare il link alla pagina originaria di Gapminder perchè il sito è interessantissimo e vale la pena di esplorarlo.


2. Criticare non è fare demagogia, altrimenti si torna al punto 1.

E’ notizia più o meno nota che a capo di Gilead Sciences, la società statunitense che brevettò il Tamiflu prima di cederlo alla Roche, ci fosse l’ex segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, abilissimo manipolatore mediatico e tra gli artefici del diritto d’emergenza negli Stati Uniti dell’era neocon. Pare che già nel 1976, durante la presidenza Ford, avesse innescato un simile caso di influenza suina con vaccinazione di massa.
I conflitti di interessi non si limitano agli Stati Uniti, se si considera che la moglie del Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi, Enrica Giorgetti, è direttore generale di Farmindustria dal 2005. Per questo motivo la nomina di Sacconi era stata a suo tempo criticata persino dalla rivista Nature: nel business del farmaco tutto il mondo è paese.
Consapevoli di tutto questo, non occorre tuttavia abbandonarsi alla demagogia o vedere complotti dappertutto: il rischio dell’influenza è reale, come pure l’efficacia del vaccino e, con le parole di U. Veronesi: “E' inevitabile che ci siano interessi economici in gioco, ma la questione centrale che fa decidere la sanità mondiale per il vaccino è la salute della gente e pensare ad una macchinazione finanziaria di dimensioni planetarie è sbagliato”.

Però: che fare?

E’ dunque una scelta di prudente buon senso adottare le giuste cautele e aderire alla campagna di vaccinazione, nella speranza di non assistere ad evoluzioni inaspettate del contagio? U.Veronesi è convinto di sì; altre voci ci mettono in allerta sulle controindicazioni del vaccino. Un dettagliatissimo articolo dal titolo Vaccini: perchè sono un pericolo, trovato su Agoravox e riportante opinioni di ricercatori americani, ci mette seriamente in allarme:

“(...) Una nuova caratteristica dei due vaccini H1N1 che la Novartis e la GlaxoSmithKline stanno sviluppando, è l’aggiunta di squalene, un coadiuvante per attivare immunogenicità e ridurre drasticamente la quantità di antigeni virali necessari. Lo scopo di un immuno-coadiuvante, aggiunto al vaccino, è quello di aumentare la risposta immunitaria alla vaccinazione. I coadiuvanti fanno si che il sistema immunitario iperreagisca all’introduzione dell’organismo contro il quale si è stati vaccinati. Questi coadiuvanti si suppone che facciano il lavoro più velocemente (ma certamente non in modo più innocuo), cosa che riduce la quantità per dose di vaccino, ma anche il numero di dosi somministrate ad ogni individuo. Tanto minore sarà il vaccino richiesto per ogni individuo tanto più dosi individuali saranno disponibili per le campagne di vaccinazione di massa.
Il coadiuvante squalene di proprietà della Novartis per il loro vaccino H1N1 è l’MF59. Quello della Glaxo’s è l’ASO3. L’MF59 deve ancora essere approvato dalla FDA (Food and Drug Administration) perchè possa essere usato in vaccini usati in USA, nonostante ci sia una sua storia di uso in altri paesi. L’MF59 (il coadiuvante allo squalene della Novartis) fu un ingrediente NON approvato nei vaccini sperimentali all’antrace (experimental anthrax vaccines) e da allora è stato collegato alle malattie devastanti e autoimmuni di cui soffrono moltissimi veterani del Golfo. (...)”

L’articolo merita di essere letto integralmente, anche se nell’articolo stesso si segnala che le evidenze scientifiche descritte non sono ancora conclusive. Notizie ancora più recenti riportano che lo squalene non verrà usato nel vaccino USA, ma in Europa pare di sì. Lo squalene non è peraltro l’unico ingrediente a rischio. Cosa pensare di tutto questo? Questi allarmi sono attendibili? E cosa si potrà decidere nei confronti del vaccino, quando ci verrà eventualmente proposto?
postato da: galati alle ore 00:55 | link | commenti (3)
categorie: italia, globalizzazione, informazione
mercoledì, 04 novembre 2009

Al via Threatened Voices per tutelare attivismo e libertà di parola online

Mai come oggi così tante persone sono state o vengono minacciate o incarcerate per threatened-logo-1ciò che hanno scritto online.
Insieme all’uso sempre più intenso di Internet da parte di attivisti o di semplici cittadini
per esprimere le proprie opinioni o interagire con gli altri, anche i governi stanno aumentando i livelli della sorveglianza, del filtraggio, delle azioni legali e di disturbo. Molte volte le conseguenze peggiori sono state l’arresto politicamente motivato di blogger e scrittori online per le proprie attività in rete e/o offline, in alcuni tragici casi arrivando anche alla morte. Giornalisti online e blogger rappresentano il 45% di tutti gli operatori dei media oggi detenuti nelle carceri del mondo.

Ecco dunque che Global Voices Advocacy lancia un nuovo sito-progetto chiamato Threatened Voices con l’obiettivo di contribuire a seguire i casi di repressione della libertà d'espressione online. Il sito presenta una mappa mondiale e uno schema cronologico interattivo che aiutano a visualizzare gli episodi di minacce e arresti di blogger in tutto il mondo, e rappresenta una piattaforma centralizzata per la raccolta di informazioni diffuse da organizzazioni e attivisti maggiormente impegnati su questo tema, tra cui Committee to Protect Bloggers, The Arabic Network for Human Rights Information, Reporters without Borders, Human Rights Watch, CyberLaw Blog, Amnesty International, Committee to Protect Journalists, Global Voices Advocacy.



Schermata di Threatened Voices


Quali sono e dove vivono i blogger minacciati e silenziati?


Per diverse ragioni è difficile trovare informazioni accurate su blogger o giornalisti online arrestati, filtrati o minacciati.

Primo, la segretezza intorno alla censura e alla repressione su Internet rende particolarmente difficile essere accurati. Non passa settimana senza resoconti di arresti di sempre nuovi giornalisti o attivisti online in Paesi quali l’Egitto o l’Iran, ma i dettagli e le motivazioni degli arresti sono spesso avvolti nel mistero.

Secondo, esiste ancora una certa confusione sulla definizione di “blogger”. Giornalisti professionisti vanno migrando sempre più spesso nei media online e sui blog alla ricerca di maggiore libertà, rimescolando i tradizionali ambiti operativi. E molti cosiddetti cyber-dissidenti in Cina, Tunisia, Vietnam o Iran non hanno dei blog personali. Altre volte, i blogger vengono arrestati per attività svolte offline anziché per quanto hanno pubblicato in rete.

Alcune volte questa confusione ha messo in difficoltà i difensori della libertà d'espressione nel riuscire a definire strategie e alleanze positive per aiutare i blogger e gli attivisti online, ma è sempre più importante continuare a insistere.


L'importanza del lavoro di gruppo

All'interno del progetto Global Voices prosegue l'impegno della comunità di autori, editor e traduttori per tenerci informati sulle violazioni della libertà d'espressione e dei diritti umani. Con Threatened Voices ci poniamo l’obiettivo di espandere il processo di raccolta di tali notizie, fino a raggiungere anche il singolo individuo che possa disporre d'informazioni utili.

Facciamo perciò appello a tutti coloro i cui amici, parenti, colleghi o compatrioti siano stati minacciati, di aiutarci a creare e aggiornare i profili delle persone scomparse, censurate o arrestate, in modo da poter aggiungere ulteriori fonti, verificarle e integrarle nelle campagne online per la loro liberazione.

Attraverso tutto questo, speriamo di ottenere maggiori informazioni su quando, dove e fino a che punto i blogger abbiano subito violazioni dei propri diritti nei diversi Paesi, in modo da poter condividere queste notizie con giornalisti, ricercatori e attivisti, e lavorare per la creazione di una Rete dove tutti possano esercitare il proprio diritto alla libertà di parola, e dove i blogger in prigione non vengano dimenticati.


Articolo tradotto per Global Voices Italia, con preghiera di diffondere il lancio del progetto Threatened Voices.
postato da: galati alle ore 20:39 | link | commenti
categorie: mondo, diritti, informazione, campagne in corso
lunedì, 02 novembre 2009

Sembra di leggere Steinbeck

Così mi scrive oggi un'amica, inviandomi l'articolo "Generazione senza casa", sulla piaga degli scolari statunitensi rimasti senza tetto a causa della crisi economica. L'articolo, apparso sull'ultimo numero di Io Donna, riprende l'originario reportage del New York Times dal titolo Surge in homeless pupils strains schools.

Mi è venuto in mente di accostare due foto: la prima, del 1939, è della fotografa della Grande depressione Dorothea Lange, la seconda, del 2009, è di Fred R.Conrad, dall'articolo del NYT citato sopra:

eyes-of-the-great-depression-026-1
Eyes of the great depression, di Dorothea Lange, ottobre 1939, Library of Congress;
Charity Cromwell, di Fred R. Conrad, ottobre 2009, The New York Times.



Riporto dall'articolo, che consiglio di leggere per intero:


"Controllati in maggioranza dal business, ossessionati da Wall Street, molti media americani relegano la tragedia in secondo piano. Ma quest'anno, altre due milioni di famiglie hanno perso o perderanno la casa, e tendopoli e bidonville aumentano.
Una piaga che non si vedeva dalla Grande depressione degli anni Trenta e che ha sconvolto l'America, dove per legge i bam­bini senzatetto devono essere aiutati dai Comuni e dagli Stati a non perdere la scuola. Dovunque vivano, in roulotte nei camping, persino in strada nell'auto, residua proprietà della famiglia, gli autobus li pre­levano tutte le mattine e li riportano tutte le sere. I maestri dedicano loro speciali attenzioni. In caso di necessità associazioni benefiche li nutrono e li vestono. Ma le loro sono giornate tormentate dalla paura, dal pianto, dalla mancanza di sonno, dalle malattie, e rimangono in­dietro negli studi. «Se nel 2010 l'eco­nomia non si riprenderà» avverte Barbara Duffield, la direttrice della Società per la istruzione dei bambini senzatetto «il danno all'infanzia sarà enorme. Tre anni perduti non si recuperano facilmente»

PS 1. Ho scoperto oggi che è stato pubblicato da pochissimo un nuovo volume dedicato alla fotografia di Dorothea Lange, i dettagli qui.

PS 2. Una dedica a G.W.Bush da Samuel Johnson: "Il patriottismo è l'ultimo rifugio di un farabutto". Non stona neppure se dedicata al nostro premier.

postato da: galati alle ore 23:45 | link | commenti (2)
categorie: cultura, economia, globalizzazione, diritti